Il supplizio di Tantalo.
Tanto tempo fa venne concesso ai regnanti di poter banchettare con gli dei. Tantalo, primo re della Lidia, era un sovrano che godeva di questa grande opportunità.
Era ben voluto ma non si accontentò di essere “amico” degli dei e commise vari peccati tra cui il furto dell’ambrosia, nettare che rende immortali.
Si macchiò anche di omicidio: uccise dei giovani (probabilmente i suoi figli) cucinò le loro carni ed invitò le divinità alla sua mensa.
Gli dei intuirono subito il losco scopo e punirono la sua immensa crudeltà uccidendolo.
Scagliato nell’Ade, Tantalo si ritrovò immerso in un laghetto e circondato da alberi da frutto.
Per la sua empietà, Zeus lo fulminò, facendolo precipitare nell’Ade, il regno dei morti, e lo condannò a un supplizio eterno.
Torturato dalla sete e dalla fame, Tantalo fu appeso a un albero da frutto, i cui rami si allungavano su un lago di acqua dolce.
Ogni volta che protendeva la mano verso i frutti della pianta, questi venivano spostati dal vento; quando avvicinava le labbra all’acqua, il lago si prosciugava.
Un enorme macigno, poi, sovrastava l’albero cui Tantalo era legato, minacciando di schiacciarlo da un momento all’altro.



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